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Acqua da bere: i filtri domestici servono davvero?

Autore/Fonte: Milena Gabanelli e Andrea Priante (rielaborato da AMITAP)


In Italia l’acqua del rubinetto è una delle più sicure e controllate: proviene da falde sotterranee, viene analizzata su 59 parametri ed è conforme nel 99% dei casi. Nonostante questo, il 66% delle famiglie continua a preferire l’acqua in bottiglia e cresce il mercato dei sistemi di filtraggio domestici, che oggi coinvolge quasi 9 milioni di famiglie.


I filtri disponibili si dividono in tre categorie: caraffe filtranti, dispositivi applicati ai rubinetti e sistemi di microfiltrazione/osmosi inversa. Tutti funzionano solo se mantenuti correttamente, altrimenti diventano inutili o addirittura rischiosi per la salute. L’Istituto Superiore di Sanità chiarisce che questi apparecchi non potabilizzano: l’acqua è già sicura, possono solo migliorarne caratteristiche organolettiche come gusto e odore.


Il problema nasce da pubblicità scorrette che attribuiscono ai filtri poteri miracolosi, sanzionate dall’Antitrust. Al contrario, un corretto utilizzo può avere un impatto ambientale positivo, riducendo il consumo di bottiglie in plastica. Tuttavia, occorre considerare anche i limiti: ad esempio i sistemi a osmosi inversa sprecano fino a 2–3 litri d’acqua per ogni litro filtrato.


Per AMITAP il messaggio è chiaro: scegliere dispositivi certificati e affidarsi alla manutenzione professionale è l’unico modo per garantire sicurezza, qualità e sostenibilità al punto d’uso.


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