23/01/25
Sicurezza Alimentare / Greenpeace / EFSA (rielaborato da AMITAP)
PFAS: come difendersi dalle sostanze eterne nell’acqua
Studi internazionali confermano la presenza diffusa di PFAS nelle acque potabili. In Italia il 79% dei campioni analizzati contiene queste sostanze. Dal 2026 entreranno in vigore nuovi limiti più severi.

I PFAS, sostanze chimiche utilizzate dagli anni ’50 per le loro proprietà impermeabilizzanti e resistenti al calore, sono oggi una minaccia globale. Persistenti e indistruttibili, si accumulano nell’ambiente e nel corpo umano.
Secondo uno studio negli Stati Uniti il 45% delle acque potabili è contaminato, mentre in Francia l’associazione Que Choisir ha riscontrato PFAS in campioni prelevati in 30 città. Un rapporto di PAN Europe ha trovato TFA (un sottoprodotto dei PFAS e dei pesticidi) nel 94% delle analisi condotte in 11 Paesi.
In Italia mancano dati ufficiali, ma una rilevazione nazionale di Greenpeace ha rilevato PFAS nel 79% dei campioni esaminati in 235 città. Dal 2026 il Dlgs 18/2023 introdurrà nuovi limiti: 500 ng/L per PFAS totali e 100 ng/L per la somma di 24 sostanze prioritarie.
Come difendersi? Le tecnologie più efficaci sono i filtri a carbone attivo, che riducono fino al 90% le concentrazioni, e l’osmosi inversa, più costosa ma capace di abbattere gran parte delle sostanze. Entrambe richiedono manutenzione costante per essere realmente sicure.
Per AMITAP la risposta è chiara: solo la manutenzione professionale e certificata degli impianti può garantire la massima protezione per famiglie e comunità, trasformando l’acqua trattata al punto d’uso in una risorsa sicura e sostenibile.



